Tesi di ricerca Whatmatters – Sostenibilità nel settore IT

Sommario. Whatmatters si è data come impegno quello di condividere prospettive ed esperienze con le nuove generazioni interessate ai temi ESG. È il caso di diversi progetti di tesi incentrate sulla sostenibilità e sviluppate attraverso progetti di stage all’interno di WM o sotto la supervisione dei fondatori/docenti Marco Brusati e Pierdavide Montonati. Oggi diamo spazio a Beatrice Remuzzi, che si è occupata di approfondire il binomio “sostenibilità e IT”, anche grazie al confronto diretto con imprese e professionisti del settore (tra cui Elmec Informatica, Magnetic Media Network, Green Computing Italia e altri). La sostenibilità ed il settore dell’Information Technology (IT): stato dell’arte e prospettive del “green computing” La tesi ripercorre lo stato dell’arte delle pratiche di sostenibilità nel settore IT ponendosi diverse domande: quali sono gli l’impatti ambientali del settore? Qual è la consapevolezza delle aziende su tali impatti? Le aziende implementano strategie ed azioni per limitare tali impatti? Esiste una roadmap per accelerare la transizione green del settore? Il green computing può essere un’opportunità di business? Il lavoro, dopo una revisione della letteratura, ha previsto interviste ad attori del settore per completare gli orizzonti futuri della sostenibilità del settore IT Il contesto Negli ultimi decenni l’IT è diventato un fattore pervasivo nelle dinamiche d’impresa. Dal 1991, gli investimenti in IT delle imprese nordamericane hanno superato qualsiasi altra tipologia di investimento. Ormai una solida struttura IT è un prerequisito per la competitività: è fondamentale per migliorare ed espandere il valore aggiunto di ogni funzione, collaborare con la catena del valore, migliorare servizi e prodotti… In una società come quella attuale – sempre più digitale – tecnologia e dati sono considerati oramai il nuovo petrolio. A differenza di quest’ultimo, tecnologia e dati sono percepiti come intangibili e senza impatti ambientali. In realtà l’IT ha una propria impronta ambientale che si traduce in diverse forme. Ne sono un esempio le emissioni di carbonio associate alle fasi di produzione ed uso di software, hardware e infrastrutture, oppure le problematiche legate alla fase di smaltimento dei rifiuti tecnologici (“e-waste”). Per dare qualche numero, si stima che i data-center (le infrastrutture utilizzate dalle aziende per conservare applicazioni e dati sensibili) rappresentano lo 0,3% delle emissioni di gas serra globali, mentre le imprese tecnologiche contribuiscono per l’1% (McKinsey, 2022). L’utilizzo di internet, a livello individuale, costa all’ambiente 20 mg di CO2 al secondo (Journal of Information Technology and Digital World, 2020), e Google da solo conta il 40% del totale dell’impronta di carbonio di Internet (Agarwal, 2020). Per citare qualche dato sul tema e-waste, nel 2019 sono stati prodotti 53,6 milioni di tonnellate di rifiuti (Capgemini Research Institute, 2020), con la prospettiva di raggiungere i 74 mln entro il 2030. Il concetto di Green IT Come facile immaginare, il settore IT è destinato ad una crescita esponenziale. In un contesto di progressiva transizione verso modelli di business sostenibili, la diminuzione della sua impronta ambientale diverrà un imperativo strategico. In quest’ottica si sta affermando un concetto, quello della “Green IT”, che fa riferimento allo “studio e pratica della progettazione, costruzione e utilizzo di hardware, software e tecnologie informatiche con un impatto positivo sull’ambiente” (Romero, 2021). Partendo dal loro design in un’ottica di sostenibilità, è possibile abbassare l’impronta nella fase di produzione (e.g. utilizzando materiali non tossici), di utilizzo (e.g. riduzione del fabbisogno energetico) di gestione del ciclo di vita (e.g. maggiore riparabilità) e del fine ciclo vita (e.g. separazione e recupero delle componenti). La diffusione di un approccio sostenibile al settore IT dipende quindi congiuntamente dai big player del mercato (produttori di beni e servizi) e dagli utilizzatori finali (imprese e individui). Pur essendo un (relativamente) nuovo campo di applicazione, produttori ed imprese stanno muovendo i primi passi. Dal lato dei consumatori, manca ancora una piena consapevolezza di quella che potrebbe essere una “strategia di Green IT” a pronto uso da parte di Chief Information Officer (CIO) e Manager IT aziendali. Per quanto concerne i big player, alcuni esempi eccellenti iniziano ad esserci. Microsoft ha portato avanti un’analisi che compara il consumo di energia e la carbon footprint delle applicazioni proposte per riorientare la propria offerta commerciale. Similmente, Google mette a disposizione strumenti di calcolo che permettono agli utilizzatori finali di scegliere i servizi Google Cloud in base alla loro impronta di carbonio. IBM invece abilità i propri clienti nell’ottimale configurazione di infrastrutture IT in un’ottica di ottimizzazione delle loro performance e riduzione di eventuali sprechi. Le considerazioni offerte da attori del settore italiani Il lavoro di ricerca prosegue con l’analisi di alcuni casi tramite interviste a personale aziendale qualificato. Tra essi figurano Elmec Informatica (azienda che offre una varietà di servizi per la digitalizzazione), IBM, Data4 (rilevante data center europeo), Magnetic Media Network (servizi per la trasformazione digitale tramite soluzioni e servizi IT), Cubbit (offerta di architetture cloud), General Computer Italia (fornitore di soluzioni IT e servizi di gestione/manutenzione IT). In generale, la testimonianza diretta dei providers conferma che la consapevolezza dei clienti sul tema Green IT è ancora relativamente bassa, soprattutto tra le PMI. Sono ancora poco percepiti gli impatti ambientali nonché i benefici che una transizione sostenibile degli ecosistemi IT comporterebbe. Le iniziative in questo senso sono guidate da incentivi che abilitano dotazioni IT più efficienti o da spunti etici: manca una vera e propria strategia, e soprattutto standard universali aggiornati capaci di guidare tali strategie. Le prospettive future però indicano che lo sviluppo del Green IT sarà inevitabile, con un incremento di servizi e prodotti sempre più efficienti (con un trade off positivo in termini di capacità di calcolo ed energia utilizzata), facilmente riparabili e sostituibili tramite la loro modularità (con un ciclo di vita più lungo). In conclusione, sembrerebbe che la transizione sostenibile del settore IT non sia un passaggio semplice ed immediato. Domanda ed offerta sono ancora lontani dal consolidarsi. Mancano ancora standards e framework che aiutino le aziende ad impostare una strategia IT più “verde”. Ma la direzione è tracciata e la risposta delle imprese in tal senso è solo questione di tempo: c’è ampio spazio per cogliere opportunità di
Tesi di ricerca Whatmatters – Economia Circolare & skiboots

Sommario. Whatmatters si è data come impegno quello di condividere prospettive ed esperienze con le nuove generazioni interessate ai temi ESG. E’ il caso di diversi progetti di tesi incentrate sulla sostenibilità e sviluppate attraverso progetti di stage all’interno di WM o sotto la supervisione dei fondatori/docenti Marco Brusati e Pierdavide Montonati.Oggi diamo spazio a Mariagiulia Martignago, che si è occupata di approfondire il tema dell’economia circolare applicato agli scarponi da sci. Per approfondire leggi l’articolo che segue La “domanda di ricerca” Il lavoro esplora come l’economia circolare possa essere applicata al mondo delle calzature da sci. Infatti, sostenibilità ed economia circolare sono due approcci sempre più presenti nel mondo aziendale, e non è da meno il settore dell’abbigliamento sportivo e delle attrezzature per gli sport invernali, dove il pensiero circolare sta diventando un motore di differenziazione e un driver di innovazione. In particolare, le aziende che producono calzature e attrezzature per sport invernali identificano quattro misure ancorate ai modelli di business dell’economia circolare: ottimizzazione dei cicli tecnici logiche di product as a service (implementazione di sistemi che favoriscono noleggio o leasing) ri-utilizzo/revamping di beni e prodotti sottoutilizzati. Partnership lungo la catena del valore per attivare pratiche sostenibili Il progetto Life Reskiboot Il contesto L’economia legata agli sport invernali in Europa è particolarmente dinamica. Nonostante il crollo del mercato durante “lo stop” legato al Covid-19, con ripercussioni sulla stagione invernale 20/21, il numero di sciatori UE rimane molto alto (65 mln.), con una tendenza destinata a crescere. Da anni le aziende europee mantengono la leadership nella produzione di scarponi da sci, con un 98% del totale dei prodotti realizzato all’interno dei confini UE. L’industria ha iniziato a fornire prodotti sostenibili e di alta qualità destinati a consumatori che richiedono prodotti comodi, durevoli, rispettosi dell’ambiente e con buone prestazioni. Per mantenere la propria posizione sul mercato, raggiungere nuovi clienti e ottimizzare i processi produttivi, le aziende stanno implementando nuovi modelli produttivi secondo una visione verde. Il Caso Dal Bello Ltd: il progetto RESKIBOOT Nella transizione verso un modello produttivo sostenibile, le partnership e le collaborazioni lungo la catena del valore sono centrali. Così Dal Bello si sta muovendo lungo questo tracciato assieme a sei diversi partner provenienti da diversi ambiti di competenza (da quello produttivo, a quello dei servizi, per arrivare a quello universitario e della ricerca). L’idea progettuale, partita da un’analisi degli impatti del settore (3,5 mln di scarponi finiscono in discarica ogni anno dopo una vita utile di 4 anni; 9,4 mln di kg di materie prime vergini utilizzate ogni anno nei processi produttivi, da cui si sprigionano circa 38.000 tonnellate di gas ad effetto serra), verte su differenti assi ed obiettivi: Commercializzare scarponi da sci di alta qualità composti per il 90% da materiali riciclati. Utilizzare un sistema di smistamento per separare le varie componenti del prodotto con massima efficienza Ridurre gli scarti di lavorazione (40% per i liner), con riduzione del costo di produzione del 7%/coppia. Sviluppare un sistema di restituzione dei noleggi semplice e chiaro, oltre che un servizio di riutilizzo dei prodotti noleggiati (es. riutilizzo della scocca e sostituzione con materiali riciclati della scarpa interna). Stabilire nuovi standard di sostenibilità all’interno del mercato. Operativamente, il progetto è partito da una re-ingegnerizzazione dello scarpone in un’ottica “circular by design”, per renderlo facilmente separabile e riciclabile nelle sue differenti componenti soft e hard ed allungare la vita utile dello stesso prodotto, abilitare l’utilizzo di materie prime seconde per nuovi prodotti/processi produttivi, minimizzare gli scarti dei processi produttivi primari. L’obiettivo dell’azienda è quello di commercializzare entro il 2027 oltre 13.000 paia di scarponi circolari. Per maggiori informazioni: Ellen MacArthur Foundation. (2020). The EU’s Circular Economy Action Plan. Setting the world’s largest single market on a transition towards a circular economy. URL: circulareconomy.europa.eu/platform/sites/default/files/eu-case-study-june2020-en.pdf. European Commission. (2019). Communication from the Commission to the European Parliament, the European Council, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions. The European Green Deal. Brussels. Ioannou I., Serafeim G. (2021). Corporate Sustainability: A Strategy? Harvard Business School. Dal Bello. (2023). www.dalbello.it/en/. District of Sportsystem Montebelluna and Asolo. www.montebellunasportsystem.com/. Ellen MacArthur Foundation. (2022). ellenmacarthurfoundation.org/. European Commission. (2023). commission.europa.eu/index_it.