La rendicontazione delle performances ESG fa oramai parte della cultura manageriale di un numero crescente di aziende. Una delle spinte all’adozione di strumenti di reporting è legata alle normative. Già da diversi anni l’Unione Europea (con la Direttiva 2014/95/UE) obbliga imprese con specifiche caratteristiche a comunicare informazioni relative agli impatti ambientali e sociali del proprio modello di business.
A novembre 2022 il Parlamento europeo ha adottato in via definitiva quella che può essere considerata un’evoluzione della precedente normativa attraverso la Direttiva sulla comunicazione societaria sulla sostenibilità (CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive), integrata poi nell’ordinamento italiano con il Decreto Legislativo del 6 settembre 2024, n. 125.
Le imprese dovranno redigere un Bilancio di Sostenibilità secondo quanto previsto da specifici principi di rendicontazione: gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS). Tale informativa dovrà essere riportata all’interno della Relazione sulla Gestione. Tra gli aspetti da rendicontare:
Le imprese soggette alla normativa rientrano all’interno delle seguenti specifiche:
Dal 2025 (anno fiscale 2024) le imprese attualmente soggette alla direttiva NFRD (imprese quotate, banche e assicurazioni) con:
Dal 2026 (anno fiscale 2025) le grandi imprese con:
Dal 2027 (anno fiscale 2026) le piccole e medie imprese quotate (PMI), gli istituti di credito di piccole dimensioni non complessi e le imprese di assicurazioni e riassicurazione dipendenti da un Gruppo (“captive”) con:
Dal 2029 (anno fiscale 2028) società figlie e succursali di società madri extra-europee per le quali la capogruppo ha generato negli ultimi due esercizi consecutivi, e per ciascuno degli stessi, a livello di gruppo o, se non applicabile, a livello individuale, nel territorio dell’Unione, ricavi netti superiori a 150 milioni di euro e:
Nel mondo aziendale (e non solo), sotto il cappello della sostenibilità prolifica una moltitudine di esperienze spesso frammentate, dalle sfumature poco percepibili, che generano una certa confusione almeno tra i non addetti ai lavori. In quest’ottica crediamo sia necessario un avanzamento culturale per le organizzazioni orientate ad un approccio di sostenibilità, ancora troppo spesso guidato da motivazioni poco autentiche.
Poiché le competenze di WM sono nate e si sono sviluppate all’interno del mondo accademico (con cui rimane una forte collaborazione) abbiamo deciso di porci come obiettivo di beneficio comune quello di promuovere e sviluppare la cultura della sostenibilità attraverso attività di ricerca e sensibilizzazione, in particolare a beneficio delle nuove generazioni.