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Sommario. A novembre 2022 il Parlamento europeo ha adottato in via definitiva quella che può essere considerata un’evoluzione della precedente normativa, votando con ampia maggioranza la Direttiva sulla comunicazione societaria sulla sostenibilità (CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive).

La rendicontazione delle proprie performances ESG fa oramai parte della cultura manageriale di un numero crescente di aziende. Una delle spinte all’adozione di questi strumenti è legata all’agenda europea che, già da diversi anni con la Direttiva 2014/95/UE, obbliga le imprese con specifiche caratteristiche (i.e. essere di grandi dimensioni, costituire enti di interesse pubblico ed avere un numero di dipendenti pari a 500) a comunicare informazioni relative agli impatti ambientali e sociali del proprio modello di business e di come le politiche aziendali gestiscono tali dimensioni.

A novembre 2022 il Parlamento europeo ha adottato in via definitiva quella che può essere considerata un’evoluzione della precedente normativa, votando con ampia maggioranza la Direttiva sulla comunicazione societaria sulla sostenibilità (CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive).

La CSRD introduce criteri maggiormente stringenti rispetto alla precedente normativa, oltre che ampliare progressivamente il numero di imprese (50.000 dicono le stime) soggette a tale obbligo.

Per quanto riguarda i criteri di rendicontazione, le nuove norme richiedono alle imprese un maggiore grado di dettaglio e trasparenza sui propri impatti ambientali, sui diritti umani e standard sociali in linea con gli obiettivi europei (v. tassonomia verde). Tali informazioni dovranno essere corredate da dati oggettivi in grado di tracciare le performances ESG passate ed identificare target futuri. Inoltre, le aziende dovranno dimostrare l’affidabilità dei dati dichiarati attraverso processi di controllo a cura di enti terzi.

 Per quanto riguarda la numerica di imprese a cui la normativa si applica, vi sarà un processo progressivo che dapprima riguarderà (dal primo gennaio 2025) le grandi imprese non ancora soggette alla direttiva 2014/95 (con più di 250 dipendenti e/o 40 milioni di euro di fatturato e/o 20 milioni di euro di attività totali) e (dal 1° gennaio 2026) le PMI quotate.

Secondo molti osservatori, sarà prevedibile un effetto moltiplicativo che coinvolgerà molte aziende che, pur non rientrando nella CSRD, saranno spinte a comunicare le proprie performances ESG da imprese in filiera che invece tale obbligo lo dovranno rispettare.

In attesa del recepimento della CSRD all’interno dell’ordinamento italiano, è chiaro che la reportistica di sostenibilità redatta secondo criteri internazionali verificabili e misurabili deve rappresentare una prassi comune imprescindibile all’interno del tessuto imprenditoriale.

Whatmatters, offre alle aziende tutti gli strumenti necessari a coprire tali esigenze secondo i principali standard internazionali: dall’analisi dell’approccio di sostenibilità aziendale attuale, all’identificazione dei temi materiali, allo sviluppo di un piano strategico ESG ed identificazione dei target, alla misurazione delle performances ESG tramite KPIs riconosciuti, alla finalizzazione grafica e comunicazione del Report di Sostenibilità.