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Sommario. Gli enti che si occupano di principi contabili (i.e. European Financial Reporting Advisory Group – EFRAG) stanno lavorando per completare il quadro complessivo con ulteriori elementi. Tra essi un set di ESRS specifici sulla base del settore di appartenenza, gli standards applicabili alle PMI, le linee-guida per la rendicontazione volontaria delle imprese non assoggettate alla CSRD, l’implementazione dell’interoperabilità tra differenti standard di rendicontazione (e.g Global Reporting Initiative – GRI).

Con la pubblicazione del Regolamento delegato che introduce un set di standard comuni per la rendicontazione ESG (i.e. European Sustainability Reporting Standards – ESRS), la Commissione europea aggiunge un tassello fondamentale, forse il più consistente, alla Direttiva sulla rendicontazione societaria di sostenibilità (Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD, qui un approfondimento).

Qual è lo stato dell’arte ad oggi?

Gli enti che si occupano di principi contabili (i.e. European Financial Reporting Advisory Group – EFRAG) stanno lavorando per completare il quadro complessivo con ulteriori elementi. Tra essi un set di ESRS specifici sulla base del settore di appartenenza, gli standards applicabili alle PMI, le linee-guida per la rendicontazione volontaria delle imprese non assoggettate alla CSRD, l’implementazione dell’interoperabilità tra differenti standard di rendicontazione (e.g Global Reporting Initiative – GRI).

 

Il percorso per arrivare ad un quadro complessivo è ancora lungo, ma EFRAG è attualmente al lavoro per elaborare una serie di “guidance” volti a guidare le imprese all’interno del quadro complessivo.

In particolare, vi sono alcuni temi “caldi” su cui si intende fare chiarezza. Tra gli altri, il primo riguarda il processo di materialità, che dovrà essere molto rigoroso: anche per la sua natura “discrezionale” sarà infatti soggetto ad audit da parti terze. Il secondo riguarda l’analisi delle performances ESG della propria catena del valore. La volontà è quella di chiedere alle imprese un focus specifico unicamente sugli anelli della catena del valore in cui si insidiano i rischi ESG più consistenti. Il terzo fa riferimento alla tassonomia digitale delle dichiarazioni contenute nel reporting, su cui il lavoro dei tecnici è ancora in via di definizione.

Non pochi mesi separano esperti e operatori dall’avere il puzzle definitivo, ma gran parte degli elementi ormai sono disponibili per iniziare a progettare un report “ready to CSRD”.