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Piano Strategico di Sostenibilità: cos’è e perché è importante

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Il Piano Strategico di Sostenibilità (Piano ESG) è un documento programmatico che disegna la rotta che un’organizzazione intende compiere per raggiungere i propri obiettivi di sostenibilità. Tale pianificazione identifica azioni, risorse, responsabilità, KPIs e tempi per raggiungere gli obiettivi identificati. È quindi uno strumento che permette alle organizzazioni di focalizzarsi su ciò che è prioritario ed allocare di conseguenza le risorse necessarie, evitando inefficienza e defocalizzazione. È inoltre un passaggio obbligato per le organizzazioni che intendono rendicontare la sostenibilità secondo standard internazionali (e.g. GRI) e normative (e.g. CSRD). Il Piano ESG: cosa contiene Il Piano ESG identifica i temi di sostenibilità prioritari per l’organizzazione e, per ognuno di esso, identifica target a lungo/medio/breve periodo (e.g. diventare “Carbon Neutral” entro il …). Il Piano associa ad ogni obiettivo le azioni e gli strumenti (in termini di competenze e budget…) utili a raggiungerlo, oltre che, di anno in anno, i progressi o scostamenti rispetto agli obiettivi prestabiliti. Il Piano ESG: come svilupparlo Il piano segue la logica della materialità: il punto di partenza è l’analisi che permette all’organizzazione di identificare gli hot topics ESG (c.d. temi materiali). Dai temi materiali l’azienda sviluppa il piano attraverso l’esperienza e le competenze di chi, all’interno di essa, è referente del tema oggetto di pianificazione, con l’ausilio di un eventuale comitato ESG e la guida della Direzione aziendale. È un percorso graduale, in cui tuttavia non devono mancare traguardi sfidanti. Cosa può fare Whatmatters Ti aiutiamo ad identificare i temi prioritari attraverso processi riferiti a standard e normative. Ti supportiamo nell’identificazione dei contenuti del piano, anche sulla base dei diversi settori e realtà con cui abbiamo lavorato e sulla base di studi settoriali e di mercato. Ti supportiamo nell’esecuzione del piano, affiancando il personale interno nella “messa a terra” delle attività che l’azienda ha definito Guidiamo il Team ESG nell’analisi periodica dei progressi relativi ad obiettivi e attività contenute nel piano, al fine di “dare ritmo” all’organizzazione sul proprio percorso di miglioramento continuo.

Il Reporting di Sostenibilità e la Direttiva Europa

Sommario. A novembre 2022 il Parlamento europeo ha adottato in via definitiva quella che può essere considerata un’evoluzione della precedente normativa, votando con ampia maggioranza la Direttiva sulla comunicazione societaria sulla sostenibilità (CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive). La rendicontazione delle proprie performances ESG fa oramai parte della cultura manageriale di un numero crescente di aziende. Una delle spinte all’adozione di questi strumenti è legata all’agenda europea che, già da diversi anni con la Direttiva 2014/95/UE, obbliga le imprese con specifiche caratteristiche (i.e. essere di grandi dimensioni, costituire enti di interesse pubblico ed avere un numero di dipendenti pari a 500) a comunicare informazioni relative agli impatti ambientali e sociali del proprio modello di business e di come le politiche aziendali gestiscono tali dimensioni. Qui i riferimenti ufficiali A novembre 2022 il Parlamento europeo ha adottato in via definitiva quella che può essere considerata un’evoluzione della precedente normativa, votando con ampia maggioranza la Direttiva sulla comunicazione societaria sulla sostenibilità (CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive). La CSRD introduce criteri maggiormente stringenti rispetto alla precedente normativa, oltre che ampliare progressivamente il numero di imprese (50.000 dicono le stime) soggette a tale obbligo. Per quanto riguarda i criteri di rendicontazione, le nuove norme richiedono alle imprese un maggiore grado di dettaglio e trasparenza sui propri impatti ambientali, sui diritti umani e standard sociali in linea con gli obiettivi europei (v. tassonomia verde). Tali informazioni dovranno essere corredate da dati oggettivi in grado di tracciare le performances ESG passate ed identificare target futuri. Inoltre, le aziende dovranno dimostrare l’affidabilità dei dati dichiarati attraverso processi di controllo a cura di enti terzi. Per quanto riguarda la numerica di imprese a cui la normativa si applica, vi sarà un processo progressivo che dapprima riguarderà (dal primo gennaio 2025) le grandi imprese non ancora soggette alla direttiva 2014/95 (con più di 250 dipendenti e/o 40 milioni di euro di fatturato e/o 20 milioni di euro di attività totali) e (dal 1° gennaio 2026) le PMI quotate. Secondo molti osservatori, sarà prevedibile un effetto moltiplicativo che coinvolgerà molte aziende che, pur non rientrando nella CSRD, saranno spinte a comunicare le proprie performances ESG da imprese in filiera che invece tale obbligo lo dovranno rispettare. In attesa del recepimento della CSRD all’interno dell’ordinamento italiano, è chiaro che la reportistica di sostenibilità redatta secondo criteri internazionali verificabili e misurabili deve rappresentare una prassi comune imprescindibile all’interno del tessuto imprenditoriale. Whatmatters, offre alle aziende tutti gli strumenti necessari a coprire tali esigenze secondo i principali standard internazionali: dall’analisi dell’approccio di sostenibilità aziendale attuale, all’identificazione dei temi materiali, allo sviluppo di un piano strategico ESG ed identificazione dei target, alla misurazione delle performances ESG tramite KPIs riconosciuti, alla finalizzazione grafica e comunicazione del Report di Sostenibilità.

La “comunicazione” tra standard di reporting: GRI e EFRAG

La “comunicazione” tra standard di reporting: GRI e EFRAG GRI ed EFRAG hanno recentemente pubblicato una dichiarazione congiunta in cui viene dichiarata – con soddisfazione degli enti ed un certo sollievo per le aziende – che si è raggiunti un elevato grado di interoperabilità tra gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) e i GRI Standards. Oltre al requisito della CSRD di adottare un approccio di doppia materialità, le nuove direttive in tema di reporting hanno tenuto conto degli standard esistenti e di tutta la “cultura” (definizioni, concetti, strumenti…) sviluppata nel corso degli anni. Il risultato che ne consegue è che concetti e informative di ESRS e GRI relativamente alle tematiche ESG sono definite come “pienamente allineate o, quando ciò non è possibile a causa di specifici contenuti della CSRD, strettamente allineate”. Il risvolto operativo maggiormente positivo (da qui il sollievo per le aziende) è che gli impianti di reporting che fino ad oggi hanno utilizzato come standard il GRI sono naturalmente predisposti a rendicontare nell’ambito dell’ESRS. Qui la nota congiunta